giovedì 17 febbraio 2011

Figure di M...asi

“Non mi dissocio da voi che, a differenza di altri programmi, rispettate in pieno le regole aziendali”. Queste le parole del direttore generale della rai Mauro Masi che, telefonando in diretta al programma L’isola dei famosi, resuscita la polemica — mai sopita — con Annozero e con Michele Santoro. Masi, facendo gli auguri alla conduttrice Simona Ventura, tesseva le lodi della trasmissione affermando che L’isola dei famosi è uno dei programmi di maggiore ascolto della rai.
Viene da chiedersi quali siano le regole aziendali che un programma come quello della Ventura può infrangere, forse quelle di non dare spazio a un dibattito regolato dalla par condicio? E inoltre, quali sarebbero, secondo il Masi pensiero, le regole non rispettate da Annozero? Forse quelle che Masi si auspicava venissero violate? È utile ricordare, a tal proposito, che quando Masi telefonò ad Annozero, Santoro chiese al direttore generale della rai se stesse violando le regole e che sarebbe andato in onda soltanto se le regole le stava rispettando. Masi, messo alle strette da Santoro, si contraddiceva e si smentiva rispondendo che Santoro non aveva infranto nessuna regola ma che avrebbe potuto farlo. Strano comportamento quello del direttore generale della rai, che denota e mette in risalto la poca serenità, le pressioni e il pregiudizio che, da parte di un direttore generale di un azienda, non dovrebbe esistere. Masi dovrebbe, infatti, avere comportamenti imparziali che, con Annozero, tali non sono stati. Basti pensare a tutto l’ostruzionismo fatto nei confronti di Santoro e della sua trasmissione al fine di evitarne la messa in onda. Tra l’altro, la prova che Santoro non ha violato nessuna regola, è dimostrata dal fatto che Annozero va regolarmente in onda e, se si esclude la puntata del 13/01/2011, ha fatto ascolti che oscillano tra il 19,19% ed il 25,72% di share. Numeri altissimi che, in periodi di magra come quelli che la rai sta vivendo, sono ampie boccate d’ossigeno per le casse della tv pubblica. Chissà se Masi vedendo questi numeri, tra un tentativo di farla chiudere e l’altro, chiamerà Annozero per complimentarsi per gli ascolti.

mercoledì 26 gennaio 2011

La guerra silenziosa dell'amianto

In greco la parola Amianto significa immacolato e incorruttibile. Asbesto, che di fatto è equiparato ad amianto, significa perpetuo e inestinguibile. L'amianto, chiamato perciò anche indifferentemente asbesto, è un minerale naturale a struttura microcristallina e di aspetto fibroso appartenente alla classe chimica dei silicati e alle serie mineralogiche del serpentino e degli anfiboli. E' presente in natura in diverse parti del globo terrestre e si ottiene facilmente dalla roccia madre dopo macinazione e arricchimento, in genere in miniere a cielo aperto.
L'amianto (o asbesto) è un insieme di minerali del gruppo dei silicati, appartenente alle serie mineralogiche del serpentino e degli anfiboli.

In natura è un materiale molto comune. La sua resistenza al calore e la sua struttura fibrosa lo rendono adatto come materiale per indumenti e tessuti da arredamento a prova di fuoco, ma la sua ormai accertata nocività per la salute ha portato a vietarne l'uso in molti paesi. Le polveri di amianto, respirate, provocano infatti l'asbestosi, nonché tumori della pleura, ovvero il mesotelioma pleurico e dei bronchi, ed il carcinoma polmonare.
Una fibra di amianto è 1300 volte più sottile di un capello umano. Non esiste una soglia di rischio al di sotto della quale la concentrazione di fibre di amianto nell'aria non sia pericolosa; teoricamente l'inalazione anche di una sola fibra può causare il mesotelioma ed altre patologie mortali, tuttavia un'esposizione prolungata nel tempo o ad elevate quantità aumenta esponenzialmente le probabilità di contrarle.

L'amianto è stato utilizzato fino agli anni ottanta per produrre la miscela cemento-amianto (il cui nome commerciale era Eternit) per la coibentazione di edifici, tetti, navi (ad esempio le portaerei), treni; come materiale per l'edilizia (tegole, pavimenti, tubazioni, vernici, canne fumarie), nelle tute dei vigili del fuoco, nelle auto (vernici, parti meccaniche), ma anche per la fabbricazione di corde, plastica e cartoni. Inoltre, la polvere di amianto è stata largamente utilizzata come coadiuvante nella filtrazione dei vini.
Ci sono guerre dichiarate e non dichiarate, palesi o segrete. La guerra dell'amianto è una guerra segreta e non dichiarata contro i lavoratori e le persone esposte ad esso che causa almeno 100 mila morti all'anno.

Se non è facile contare le vittime civili delle guerre, ancora più difficile è contare i morti dell'amianto.
L'organizzazione mondiale della sanità (OMS-WHO) parla di 125 milioni di lavoratori esposti nel mondo e di 90 mila morti ogni anno, ma avverte che si tratta di un valore sottostimato. L'ILO (International Labour Organization) riporta ad esempio una tabella i cui totali danno 250 mila morti, solo per tumore al polmone e mesotelioma (senza quindi contare l'asbestosi). Qualcuno prevede che, alla fine, a causa di questa guerra, moriranno da 5 a 10 milioni di persone. Cifre da guerra mondiale...

Anche se l'amianto fosse messo al bando in tutto il mondo da domani, il numero dei morti non sarebbe destinato a scendere nell'immediato futuro, perchè le malattie ad esso collegate hanno tempi di incubazione decennali.
In Italia si continua a morire per colpa dell'amianto, anche se esso è stato messo fuori legge nel lontano 1992 (l'Europa ci ha tardivamente seguito “solo” nel 2005!).
L’amianto è ancora presente in quantità sorprendenti. Se ci si guarda un po’ intorno lo si può facilmente individuare. Tetti, tubazioni, ecc… sono alla vista di chiunque voglia vedere la nocività di quest’elemento che, se disperso nell’aria, è devastante, le cifre impressionanti.
Questo materiale, ormai fuorilegge, è ancora attualmente presente nel nostro Paese, ed è assolutamente potenzialmente molto pericoloso. Un monitoraggio accurato e approfondito, affinchè si possano apportare tutti i provvedimenti necessari a poter effettuare un’operazione di bonifica, andrebbe fatto con serietà mista a buon senso. Se questo avvenisse, allora potremmo iniziare a sperare di poter vivere la nostra quotidianità senza essere nel mirino dell’arma di un cecchino che può sparare da un momento all’altro.

venerdì 21 gennaio 2011

Il grande seduttore...soldi permettendo...

Prostituzione minorile e Concussione.
Sono le due accuse che pendono sulla persona di Silvio Berlusconi nella vicenda Ruby.
Prostituzione minorile: Ruby è un’escort ed era minorenne quando “incontrava” ad Arcore Berlusconi che l’avrebbe pagata per beneficiare di prestazioni sessuali.
Concussione: dagli uffici della presidenza del consiglio partì una telefonata verso la questura di Milano, che tratteneva Ruby in stato di arresto per furto, in cui si asseriva che Ruby andava rilasciata in quanto nipote del presidente egiziano Mubarak, ovviamente la cosa non era vera. Ruby, essendo minorenne, fu poi data in affidamento a Nicole Minetti (PDL), consigliere regionale della lombardia. Oltre a Berlusconi sono indagati anche Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti.

Il caso Ruby sta riservando sviluppi decisamente clamorosi. Il premier è di nuovo sotto inchiesta ed ecco che puntualmente si scatena di nuovo lo strombazzamento dei pro e contro Berlusconi.
Mentre se tra gli esponenti dell’opposizione c’è chi invita Berlusconi a dimettersi, o a mettersi a disposizione dei giudici, tra quelli della maggioranza è iniziato il solito bombardamento a favore del presidente del consiglio.
Daniela Santanchè su una tv privata lombarda: ‹‹la Boccassini è una malata di mente perché sono vent’anni che vuole arrestare Berlusconi›› e ancora la Santanchè ‹‹un rapporto sessuale con una minorenne consenziente non è reato››. L’ultima affermazione è confermata dall’avvocato Carlo Taormina, che però precisa che il reato non sussisterebbe se non è dimostrato che la ragazza sia stata pagata, viceversa si profilerebbe il reato di prostituzione minorile. Quello che qualcuno dovrebbe riferire alla Santanchè è che il premier è indagato proprio per prostituzione minorile, oltre che per concussione.

Gli inquirenti hanno chiesto il giudizio immediato per Berlusconi, questo lascia intendere che le prove che avrebbero contro il premier sono schiaccianti. Si parla, tra le altre cose, di intercettazioni che dimostrerebbero in maniera inequivocabile le accuse contro Berlusconi. La procura di Milano ha convocato il premier a comparire che fa a sua volta sapere che non si presenterà.
Nel frattempo la difesa dalle accuse continua. È anche spuntata una fidanzata — parole di Berlusconi — ufficiale che sarebbe la compagna del premier da poco tempo dopo la separazione da Veronica Lario. Questa notizia ha spiazzato i quotidiani Il Giornale e Libero, i quali, prima di questa clamorosa rivelazione, avevano pubblicamente consigliato al premier di trovarsi una fidanzata. Naturalmente i fabbricanti di cattivi pensieri si sono subito scatenati ed hanno immediatamente iniziato ad ironizzare sulla fortunata, ma Berlusconi, uomo di sani principi morali, ha freddato tutti dicendo sui festini, in merito alle accuse che gli sono state mosse, che lui “certe cose” non le poteva fare, vista la presenza della sua amata che mai gli avrebbe permesso certi atteggiamenti.

Quindi Berlusconi sarebbe fidanzato. La cosa scatena nuovi dibattiti. Chi è costei? La solita Santanchè sostiene di sapere da tempo di questo fidanzamento, ma che mai farà il nome della compagna del premier, in quanto le questioni d'amore devono restare private. Questo illuminante e romantico pensiero è provato dall'episodio in cui, due estati fa, la Santanchè spiattellava ai giornali la presunta love story di Veronica Lario con un suo bodyguard. Come dire, la coerenza prima di tutto. Berlusconi, però, a questo punto dovrà svelare l’identità della sua partner, speriamo soltanto che questa fantomatica fidanzata del premier non sia come l’attentatore di Belpietro: invisibile.
E nel frattempo la procura indaga...

mercoledì 19 gennaio 2011

Julian Assange: Paladino o grande illusionista?

Siamo rimasti tutti in trepidante attesa quando è arrivata la notizia che Julian Assange, tramite il sito wikileaks da lui fondato, avrebbe, attraverso diversi importanti quotidiani europei, pubblicato delle notizie classificate top secret. Delle notizie bomba che avrebbero fatto tremare le fondamenta del New World Order (NWO, tradotto: Nuovo Ordine Mondiale. ndr). Tutti a fare il conto alla rovescia in attesa, appunto, delle rivelazioni shock di verità che le persone cosiddette “normali” non devono sapere e non avrebbero saputo senza l’intervento rivelatore di Assange e wikileaks.

Finalmente le notizie vengono pubblicate e immediatamente l’opinione pubblica si spacca. Chi a favore di Assange, chi contro. Chi osanna wikileaks, chi lo denigra, e c’è anche chi, come il segretario di stato degli USA, Hillary Clinton, sostiene che sia un sito dannoso per l’equilibrio internazionale, il nostro Ministro per gli affari esteri, Franco Frattini, parla, invece, di ‹‹11 settembre della diplomazia››. Le nazioni colpite dai cablogrammi rivelati da wikileaks reagiscono e puntano il dito su Assange chiedendo che venga fermato. Il polverone raggiunge il suo apice quando Assange viene incriminato per violenza sessuale che sarebbe avvenuta in due rapporti differenti con due donne entrambe consenzienti. Si grida al complotto. Assange afferma che dietro la sua incriminazione ci sia la mano degli Stati Uniti, i quali avrebbero, secondo il fondatore di wikileaks, un unico scopo: “fermare” Julian Assange.

Ma cosa contenevano quelle rivelazioni? Le notizie bomba a cosa facevano riferimento? Ma soprattutto, chi è Julian Assange?
- L’Italia una diocesi del Vaticano.
- Possibile guerra atomica in Medio Oriente.
- Israele può usare l’atomica contro l’Iran.
- La Turchia ha fornito armi ad Al Qaeda in Iraq.
- Ahmadinejad è peggio di Hitler.
- Osama Bin Laden è vivo e vegeto.
- L’Iran ha ottenuto dalla Corea del Nord dei missili.
- Berlusconi fa festini selvaggi.
- Sarkozy è “permaloso e autoritario”.
Queste alcune tra le notizie clamorose che wikileaks ha pubblicato e che dovevano essere — secondo gli annunci fatti da Assange — destabilizzanti rispetto all’ordine di conoscenza imposto soprattutto dagli Stati Uniti, che sembrano essere l’obbiettivo principale di Assange.
Ma sono davvero notizie così clamorose?
I detrattori di Assange dichiarano che le rivelazioni fatte da wikileaks, siano in sostanza notizie che erano già di pubblico dominio, e affermano che le vere notizie di cui Assange sarebbe in possesso non vengono pubblicate. Ma non è tutto. C’è chi dichiara che Assange sia in contatto con diverse agenzie di spionaggio, in particolare con il Mossad israeliano. Nel KGB ci sono vecchi documenti (anni 1986-88) dove già appare il suo nome. Ma non basta. Il governo russo, secondo fonti vicine al Presidente del Paese, ha incaricato più di 2000 agenti per scoprire la vera storia di Assange. E non è l’unico servizio di spionaggio che è dietro ai suoi passi. L' MI6 britannico sta usando una finanziaria d’emergenza per trovare risposte alle fughe di notizie e fonti di informazione. Le fonti consultate all'interno della CIA, tuttavia, sono convinte che Assange sia stato reclutato da varie agenzie di spionaggio, tra questi, il Mossad, appunto.
Il personaggio, in effetti, risulta essere controverso e misterioso. Julian Assange sta facendo tutto da solo, oppure c’è qualcuno dietro di lui? E se la risposta è si, chi è questo qualcuno? Ma soprattutto, perché?
Fonti nella NSA, l’agenzia di spionaggio più grande degli USA, collocano Assange ad Amburgo durante la prima guerra del golfo (1991), qualche anno più tardi rispetto a quello che affermano i servizi di spionaggio russi.

Ma quale sarebbe, secondo alcune fonti, la carriera spionistica di Julian Assange? Il fondatore di wikileaks Sarebbe arrivato in Germania ad appena 15 anni, nel 1986, per assistere ad una festa dei più virulenti pirati informatici a Berlino ovest. Un incontro durante il quale avrebbero messo a punto il piano che dopo sarebbe diventato uno scandalo di spionaggio in Germania e che è passato alla storia: cinque hacker informatici della Germania occidentale, vendettero informazioni militari segrete ed economiche all’Unione Sovietica dopo essersi infiltrati in reti di dati segreti, come il laboratorio di armi nucleari degli USA a Los Alamos, la sede della NASA, il data base militare degli USA così come la banca dati OPTIMIS del Capo Di Stato Maggiore degli Stati Uniti. In Europa: i computers del costruttore di armi italo-francese Thomson, l’Agenzia Spaziale Europea ESA, l’istituto Max Planck di Fisica nucleare a Heidelberg, il CERN a Ginevra e il tedesco DESY, acceleratore di elettroni ad Amburgo. Furono tutti attaccati. Il tutto, sembra, fatto su commissione del KGB il quale, in un periodo di tre anni, in cambio di somme di denaro e altro, ha ricevuto diversi dischetti contenenti migliaia di password e codici informatici, meccanismi d’accesso e programmi che hanno permesso all’Unione Sovietica l’accesso ai centri informatici del mondo occidentale.
Assange era, quindi, presente a riunioni in cui si stabilivano accordi tra hacker e servizi segreti come il KGB, e si preparavano attacchi informatici in cambio di denaro. Tutto questo non prova, ovviamente, che Julian Assange sia un agente di uno o più servizi segreti, ma fornisce un quadro un po’ più completo su un personaggio di cui si parla tanto, ma su cui si sa molto poco.

Wikileaks ha fino ad ora fornito moltissime notizie classificate top secret, ma poche, in effetti, sono quelle che destano davvero scalpore. La drammatica trasmissione del video delle forze armate USA (da un elicottero che sparava a giornalisti disarmati in Iraq), è sicuramente una di esse, ed è proprio da quella notizia che Wikileaks ha acquistato notorietà e credibilità mondiale diventando per tutti il più importante sito che mette sotto i riflettori pubblici materiale super sensibile.
Restano, tuttavia, gli interrogativi posti da chi reputa Assange un finto paladino della giustizia e della verità, al servizio di potenti servizi segreti internazionali. C’è, tra questi, anche chi sostiene che Assange sia al servizio della CIA e che proprio le rivelazioni di Wikileaks, siano la copertura.

Siamo, naturalmente, nel campo delle ipotesi più estreme, ma anch’esse vanno riportate e analizzate. Il perché si raccoglie in due momenti. Primo: una frase di Karl Rove, ex stratega dell’amministrazione Bush che dice, parlando degli Stati Uniti, ‹‹gli Stati Uniti sono così potenti che non si accontentano della realtà, la fabbricano››.
Secondo: alcune dichiarazioni del fondatore di Wikileaks relative agli attentati avvenuti l’11 settembre 2001. Assange dichiara: ‹‹Sono continuamente infastidito dal fatto che le persone siano distratte da cospirazioni false, come l’11/9/2001, quando ogni giorno forniamo prove delle vere cospirazioni della guerra o la frode finanziaria in massa››.
Quindi, Assange, in sostanza, afferma di credere alla versione ufficiale fornita dal Governo degli Stati uniti riguardo gli attentati dell’11 settembre 2001. La cosa è alquanto curiosa, detta da Assange. Infatti, da un personaggio come lui, ci si aspetterebbe quantomeno che prendesse in considerazione il punto di vista dei cosiddetti fautori della teoria del complotto, i quali ponevano — e pongono — al Governo USA degli interrogativi decisamente interessanti, a cui gli Stati Uniti ribattevano, e ribattono — quelle volte che lo fanno —, con risposte che in diversi casi tendono a deridere letteralmente le leggi della fisica, ed appare strano che una fonte come Wikileaks non abbia nulla da dire su quell’episodio così pieno di zone d’ombra e che ha poi portato gli Stati uniti, e non solo, in guerra. Una guerra che è tutt’ora in atto.
Resta, quindi, l’alone di mistero che circonda Julian Assange, personaggio controverso e misterioso, che riesce, comunque la si pensi, a far parlare di se.
Restiamo, dunque, in attesa di nuove fragorose ed annunciate rivelazioni da parte di Wikileaks, il sito più chiacchierato al mondo insieme al suo fondatore, con la speranza che stavolta siano davvero clamorose e, magari, anche inedite.

domenica 21 novembre 2010

La forma conseguente alla funzione

Che Roberto Saviano possa aver scopiazzato qualche articolo altrui, senza citarlo come fonte nel suo Gomorra, è molto più che probabile. Resta il fatto che, volenti o nolenti; faccia piacere oppure no, Saviano è diventato un'icona della lotta alla camorra, è questo è un fatto oggettivo che può piacere o meno, ma è così. Punto.
Il libro best seller di Saviano non è certo, nella forma, un capolavoro di letteratura. Nella sostanza, invece, racconta cose che altri giornalisti - come anche lo stesso Saviano - hanno scritto sui quotidiani locali (campani soprattutto), ben prima di Gomorra (alcuni giornalisti facevano servizi spettacolari, ricordo Giuseppe Marrazzo, ad esempio). Il merito di Saviano, volenti o nolenti, visto che il libro è suo, è l'aver portato, attraverso la cassa di risonanza dovuta al successo, il fenomeno malavita organizzata (camorra) a conoscenza di coloro che ne ignoravano il mondo. Ora, che lo abbia scritto Saviano è del tutto irrilevante. Se lo avesse scritto il ragionier fantozzi gli effetti sarebbero stati gli stessi.
Il "chi" è solo la forma conseguente alla funzione.
Fermo restando il rispetto per la vita-non vita che Saviano fa, e che non so quanti di quelli che lo criticano sarebbero disposti a fare, concordo sul fatto che se Saviano sceglie di voler comunicare attraverso il mezzo televisivo, proponendosi di farsi portavoce di argomenti delicatissimi come quello della malavita organizzata, debba affondare di più il colpo, se ne ha le cognizioni di conoscenza argomentali, altrimenti si riduce soltanto a semplice share che declassa anche l'icona che egli è diventato e che tutt'ora è.

martedì 9 novembre 2010

L'insostenibile pesantezza del tessere

‹‹È stata Ruby a dire a Berlusconi di essere la nipote del Presidente egiziano Mubarak››. Queste le parole con cui l’on. Ghedini tenta l’ennesima difesa a quella che sembra l’ennesima menzogna del premier. L’ultima uscita in tal senso al programma Annozero. In realtà, la controffensiva degli uomini del Presidente del consiglio era partita da tempo. Il quotidiano Il Giornale, Il Foglio, e altri tra organi di informazione e personalità politiche (Maurizio Lupi, Daniela Santanchè, Gianfranco Rotondi, per citarne alcuni) vicini al premier, si sono schierati sulla scacchiera del dibattito ed hanno iniziato, onnipresenti in tv, ad attaccare tutto e tutti.

Tra le urla (Santanchè), i sorrisini (Rotondi), improbabili acrobazie dialettiche (Lupi) e i “mavalà” (Ghedini), l’ennesima missione salva premier è iniziata. Scopo: la difesa a tutti i costi di Berlusconi sul caso Ruby. Ora, che si cerchi di spiegare quello che è accaduto nella vicenda in questione non solo è capibile, è un diritto. Ma il cercare di far apparire bianca una parete nera è senz’altro impresa molto meno probabile.

I verbali della procura, infatti, dicono che l’informazione che Ruby fosse la nipote del Presidente egiziano Mubarak è arrivata dagli uffici della Presidenza del consiglio e che, probabilmente, è stato lo stesso Silvio Berlusconi a fare tale affermazione, per cui, il compito della squadriglia d’assalto schierata a difesa del premier appare questa volta quasi proibitivo. Provarci, comunque, si deve. D’altronde, già in altri casi analoghi il compito sembrava difficile, e invece…

La tattica adottata sembra essere sempre la stessa. Trasformare in vera un cosa falsa, e viceversa. Che poi, si sa, se una moltitudine di persone, accompagnate dagli organi di informazione, sostengono in maniera ridondante una menzogna, quella menzogna diventa verità, e la verità si declassa a menzogna.
In apparente aiuto dei difensori del premier, sono arrivate le dichiarazioni del Procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati il quale afferma che: ‹‹La fase conclusiva della procedura di identificazione, fotosegnalazione e affidamento della minore è stata operata correttamente e non sono previsti ulteriori accertamenti sul punto››.

A queste dichiarazioni Il drappello difendi - premier ha esultato, ma chi ha deciso di leggere con attenzione le parole del Procuratore capo, ha letto che egli non dice affatto che l’inchiesta è chiusa, dice che non sono previsti ulteriori accertamenti sul punto che riguarda la fase conclusiva della procedura di identificazione. Infatti, l’inchiesta è tutt’ora in corso. Inoltre, Bruti Liberati ha, si, anticipato — con un comportamento che sembra essere inusuale — le conclusioni di un’inchiesta ancora in corso, ma non ha fatto menzione di quello che è successo prima della procedura di affidamento.

Non c’è, infatti, traccia, nelle parole del Procuratore capo, dell’intervento del premier e delle sue pressioni — compresa la storia che spacciava Ruby per la nipote del Presidente Mubarak —, si limita a dire che Berlusconi non è, al momento, indagato. Bruti Liberati non parla nemmeno di quello che è successo dopo. Nicole Minetti, tra l’altro indagata con Lele Mora ed Emilio Fede per favoreggiamento della prostituzione, inviata dal premier e a cui Ruby era stata affidata, potrebbe — secondo alcuni — non aver avuto un comportamento esente da reato lasciando Ruby a qualcun altro quando, invece, era lei l'affidataria della minore. C’è chi sostiene che questo possa essere identificato come reato di abbandono di minore.

Insomma, le zone d’ombra in questa vicenda tutt’altro che conclusa sono tante, e prima di strombazzare vittorie di non si sa quali partite, sarebbe meglio attendere la conclusione delle indagini della magistratura competente. Certo, qualcuno cercherà di far “dimenticare” questa storia, ma quello che è successo, e che è stato appurato, rimane. Rimangono le pressioni venute dalla Presidenza del Consiglio; rimane l’abuso di una posizione di potere. Abuso — ammesso dai protagonisti — del tutto ingiustificabile; rimane la storia della fasulla parentela di Ruby con il Presidente egiziano Mubarak.
Insomma, per dirla con le parole di Jawaharlal Nehru (politico indiano ed erede spirituale di Gandhi): “I fatti sono fatti e non spariranno per farti un piacere”.

domenica 3 ottobre 2010

"Contestualizzazioni" di comodo

Mons. Fisichella ha dichiarato, sulla bestemmia pronunciata da B, che bisognerebbe "contestualizzare" le circostanze in cui essa è stata detta.
L'interpretazione naturale che di questo pensiero mi sovviene è che, a questo punto, dovremmo analizzare il contesto di ogni peccato che, fino ad ora, ci è stato raccontato essere tale. Personalmente, mi piacerebbe suggerire a Mons. Fisichella di riferire a chi di dovere, all'interno della chiesa, di "contestualizzare" anche quei preti che sono stati accusati di pedofilia. Potrebbe esserci stato un contesto tale da giustificare il modo comportamentale di quei preti pedofili. Un omicidio. Potrebbe essersi creato un contesto tale da giustificare quell'azione. In un reality show, tempo fa, un concorrente fu eliminato perchè pronunciò una bestemmia. La chiesa scatenò un putiferio distribuendo a destra e a manca una morale che portò all'esclusione di quel concorrente - che nel frattempo si era pure scusato - da quel reality. Non ricordo di aver letto nessuna illuminante dichiarazione di Mons. Fisichella di"contestualizzare" quell'episodio. Nè risultano pervenute, al momento, scuse da parte di B per quello che ha detto.
Che facciamo, Mons. Fisichella, "contestualizziamo" tutto, o solo quello che fa comodo a lei, solo perchè lo ha detto B?
A mio parere, una formattazione, come si usa per i pc, del cervello di Mons. Fisichella non ci starebbe male, in questo contesto!